Inferno

“La fabula della Commedia non è poi tanto complicata.
A farla breve: la Vergine Maria decide di salvare dalla dannazione un incallito peccatore sui trentacinque; perciò gli concede il privilegio assolutamente straordinario dl attraversare, vivo, i tre regni dei morti, e di verificare che cosa càpita per l’eternità a chi ha vissuto da vigliacco, da porco o da canaglia; come se la passino quelli che son morti in grazia di Dio, ma non hanno finito di scontare sulla terra i loro peccati; in cosa consista l’inaudita felicità dei beati. Per consentirgli di penetrare la natura subdola e seducente e dei singoli vizi e dei singoli reati, e di intravedere nella maestria con cui Dio li punisce il misterioso disegno della sua giustizia, si decide in cielo di affiancare al peccatore la Ragione umana in persona di un antico saggio (il famoso Virgilio); per permettergli di intravedere i misteri della beatitudine, si delibera di affidarlo alla guida di una santa donna già assunta in cielo (la bellissima e amatissima Beatrice), che impersona le competenze della Fede. E come si spiega che tanto privilegio sia stato concesso a un peccatore? Si spiega con il fatto che a questo peccatore – che è anche poeta – con il privilegio, è stato demandato dai cieli l’improbo incarico di raccontare quel che ha visto, sentito, capito e memorizzato nei tre regni dei morti, al buon fine di convincere i lettori a vivere secondo giustizia e carità, insomma come Dio comanda. Dunque, alla resa dei conti, è la circostanza stessa che tu la legga a giustificare non solo il fatto che Dante abbia scritto la Commedia, ma anche l’incredibile favola che la Commedia racconta.”

V. SERMONTI, La Divina Commedia . Inferno, Bruno Mondadori, 2000, p.X

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