Canto II

Il  commento di Bianca Garavelli. CLICCA qui.

La lettura allegorica
Anche in questo canto, come nel primo, la comprensione del racconto presuppone un’interpretazione allegorica. Così, la calata della sera rappresenta il dubbio (vv. l-3), che sorge alla scomparsa del sole-Dio; mentre intervengono in soccorso di Dante smarrito Virgilio, allegoria della ragione, e le tre donne beate (Beatrice, santa Lucia e la Madonna), allegorie dei tre gradi della grazia, cioè del soccorso che Dio invia agli uomini. In particolare, Beatrice rappresenta sia la teologia sia la grazia operante, che guida l’azione dell’uomo; santa Lucia, invece, rappresenta la grazia illuminante, che guida i sentimenti e le idee; infine, la Vergine Maria rappresenta la grazia preveniente, che giunge ancora prima del bisogno che l’uomo possa averne. Le tre donne costituiscono una specie di trinità al femminile (Maria è la madre; Lucia, lo spirito santo; Beatrice, la figlia). Inoltre, tale trinità contrasta, allegoricamente, le tre bestie incontrate da Dante nella selva (cfr. lnf. l, vv. 32, 45 e 49). Una stessa figura può dunque acquisire due significati distinti e sovrapposti: la lettura allegorica che presuppone, da un lato, precisi riferimenti culturali, prevede anche, dall’altro, varie possibilità interpretative.

Dante e i suoi predecessori
Dante mette il proprio viaggio in relazione con altri due viaggi ultraterreni: quello del pagano Enea, che ha preparato la fondazione dell’Impero di Roma e della sede del Papato, e quello del cristiano Paolo, che ha rafforzato il messaggio evangelico diffuso da Cristo. La storia del mondo classico e quella del mondo cristiano risultano cosi unificate in un solo disegno. Dante prosegue la missione ponendosi un fine sia spirituale (ritrovare per se stesso e per tutti i peccatori la «diritta via» della salvezza) sia politico (diffondere un messaggio di giustizia all’autorità civile e religiosa). La missione che Dante si riconosce è anche culturale e letteraria. Il suo poema rinnova infatti l’impegno dell’Eneide alla luce della prospettiva cristiana, presentandosi come summa di tradizioni e culture distinte.
Il ruolo genitoriale di Virgilio e delle tre donne beate
Il rapporto tra Dante e Virgilio è quello fra discepolo e maestro oppure, soprattutto nei momenti di maggiore coinvolgimento emotivo, tra figlio e padre. Il tema attraverserà tutta la Commedia; e al poeta latino si affiancheranno altre importanti figure didascalico-paterne (p. es. Brunetto Latini in Inf. XV; e Cacciaguida in Par: XV-XVII).
Nel canto II il racconto di Virgilio e il suo comportamento mettono, infatti, in scena una raffinata rappresentazione dei ruoli genitoriali, in cui la funzione paterna è assunta dalla guida e quella materna si esprime nelle tre donne mosse a soccorrere Dante. Non sarà un caso che più di sessanta canti dopo questo nel passaggio di consegne da Virgilio a Beatrice Dante chiamerà «dolcissimo patre” il primo e paragonerà Beatrice a una madre, assimilando se stesso a un bambino (Purg., c. XXX).
Antologia della Divina Commedia, a c. di G. M. Pozzobon, Palumbo, 2012

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