Interviste impossibili

Interviste impossibili

Umberto Eco intervista Beatrice. Regia di A. Camilleri
Le interviste impossibili, RadioRAI

Nel 1973 prende il via la serie delle “Interviste impossibili”: dialoghi fantasiosi e coinvolgenti con grandi personaggi del passato, ricchi anche di riferimenti storici, ideati e realizzati da intellettuali prestigiosi e letti da attori famosi. Beatrice è interpretata da Isabella Del Bianco. Su Youtube: CLICCA QUI.

ECO: Signora Beatrice…
BEATRICE: Mi scusi, ho da fare. Son subito da lei.
ECO: Cosa fa?
BEATRICE: Cosa faccio? Faccio che c’è la Francesca da Rimini! Sa quella grulla intervistata da Sanguineti? Ella si è messa nei guai come il solito. Tutti porci questi maschi! E poi se ne lavano le mani! Adesso cerco di metterla in contatto con Cleopatra, che conosce un indirizzo giusto. Capisce anche lei, se queste donne non si danno una mano l’una con l’altra… E poi c’è Laura, ch’ha messo su con Fiammetta una stazione termale a Valchiusa, ma si sa, son du’ donne sole e i fornitori se ne approfittano! Adesso scrivo a Saffo che lei aveva esperienze di comuni femminili e mi dica come si mettono a posto queste cose, almeno sotto il profilo fiscale! Che porci quest’omini! Ha letto l’ultimo numero di “F”?
ECO: No…. Cioè sì, sì, ma… Io ero venuto per… per un’altra cosa. Io stavo facendo un’inchiesta sulle donne dei poeti…
BEATRICE: Ma che bella idea! E perché non fa un’inchiesta sui poeti delle donne? Cosa significa “le donne dei poeti”? Cosa sono le donne, proprietà dei poeti? Guardi Madame de Stael, lei sì che si prendeva i poeti che voleva… Quelle eran donne che avevano poeti tutti per loro! Oddio… non dico che sia bello, le cose dovrebbero avvenire su un piano di parità, ma, insomma, tanto per controbattere le pretese di questi maschi… Gaspara Stampa non scriveva mica male, e Vittoria Colonna lo stesso, ma son rimaste sempre le donne di qualcun altro! Ma le pare il modo?
ECO: Scusi signora, forse mi sono espresso male… Volevo intervistare donne che per libera elezione abbiano avuto, uhm, come si dice… affettuosa amicizia con dei poeti.
BEATRICE: E io che c’entro? Io per fortuna co’ poeti non ho mai avuto affettuose amicizie. Io ho avuto un’affettuosa amicizia, che si chiamava matrimonio, con Simone de’ Bardi, un uomo con la testa sul collo e… e anche lui non è che fosse uno zuccherino, eh.. Mi ha messo incinta e zacchete, con lo stato degli ospedali fiorentini de’ mi tempi son finita al Creatore… Meglio perderli che trovarli, gli uomini!
ECO: Come, scusi, non ha avuto rapporti con poeti… E…
BEATRICE: E chi?
ECO: …Dante. Dante Alighieri.
BEATRICE: Per piacere, non mi parli di quello sciocco, che m’ha già dato sin troppi fastidi! Io non lo conoscevo neppure!
ECO: Lo so, lei non ha mai avuto rapporti diretti, ma vi vedevate da piccoli. Lei aveva nove anni o li aveva lui, non ricordo, vi siete incrociati…
BEATRICE: Ah, per incrociarci ci siamo incrociati tant’altre volte. Sfido, per nov’anni di seguito si è messo a fare il cascamorto. Si appostava su tutti i cantoni. Come giravo l’angolo me lo trovavo davanti con gli occhi di pesce bollito, coi polsi che gli tremavano e le mie amiche cominciavano a prendermi a gabbo e io dovevo far finta di non accorgermene, ma ero noiosa, sa? Certe volte non uscivo per paura di incontrarlo.
ECO: Ma se lui si fosse dichiarato…
BEATRICE: Intanto, lui non si dichiarava perché non era il tipo. Balbettava parole in latino. Oh, quello con le donne non ci sapeva fare. Tutto di testa. Sa quei temperamenti solitari che l’amore lo fanno nel sonno e basta?
ECO: Beh, si è sposato.
BEATRICE: Con chi? Gemma? Povera santa! Lo chiamò matrimonio… Sì, lo so, ho capito, i figlioli, ma per fare i figlioli non ci vuole mica molto, dico per l’uomo, eh. E’ un fatto meccanico, tanto poi è la donna che li partorisce e li alleva. L’omo… ecco, guardi il caso del suo amico.
ECO: Chi?
BEATRICE: Codesto suo Dante, come si chiama. Non vorrà mica dire che è amico mio! Cosa ha fatto? Tutta la vita a zonzo per il mondo all’estero: Pisa, Treviso, Bologna, e non so dov’altro insomma, alle spalle di qualche arricchito che si voleva tenere il poeta in casa.
ECO: Ma lui non era mica contento. Diceva sempre che il pane altrui sa di sale…
BEATRICE: Intanto lo mangiava il pane altrui. Lui mangiava il pane che sa di sale e la moglie a casa ad allattare i piccoli. Ma non mi faccia parlare, la prego! Ma, dicevo, certo che non si è dichiarato, e purtroppo! Perché, almeno, se faceva tanto da aprir la bocca gli davo la baia una volta per tutte! Una volta l’ho persino salutato per provocarlo, ma lui zitto, guardone, con quegli occhi foschi e quel naso… Oh, Dio mio! Ma ha presente il naso? E quello voleva fare il vagheggino con me che, non fo per dire eh, ma allora ero una ragazza che quando passava vestita di nobilissimo colore ogni lingua la diventava tremando muta. I maschi, lo sa meglio di me, loro non pensano che a quella cosa. Adesso, si sa, sono sciupata perché la maternità non fa bene a nessuno. No, la maternità in sé, non dico, è tutto un rifiorir del corpo, ma è il modo in cui poi ce la fanno gestire, diventa una schiavitù. Non creda che io sia una santarellina, che l’amore non m’abbia mai interessato. No, no, guardi, già allora i miei ragazzini, oh via, i miei flirtini li avevo e quando camminavo davo «per gli occhi una dolcezza al core, che ‘ntender no’ la può chi no’ la prova». E poi, io all’amore fisico ci credo. Fare all’amore fa bene, è fisiologico, è natura! Guardi Pia de’ Tolomei che faceva tanto la schifiltosetta, come la s’è ridotta, sembra uno straccetto: pallida, coi brufoli. Ma devono essere scelte libere. Una donna è un essere umano e non deve essere usata a comando! Porco sciovinista maschio, il signor Alighieri! Guardi, guardi, chiudiamo il discorso che l’è meglio!
ECO: Adesso, però, non può dire che Dante l’abbia usata. Non l’ha toccata neppure con un dito.
BEATRICE: Ah, perché lei una donna la usano solo quando, insomma… solo quando si fan le cose a nanna? Ma via, ma non facciamo gli ipocriti! Non volevo parlarne, ma siccome lei è qui è perché le cose le sa meglio di me. Allora parliamone. Il Signor Alighieri non mi ha usata, vero? Lui mi ha rispettata, è così? Non ha cercato di gestirmi, no? Ha rispettato la mi’ libertà? È questo che la vuol dire? Avanti! Dica! Avanti!
ECO: Il… Il signor Alighieri ha fatto di lei la sua musa, la sua ispiratrice, l’ha, come dire, angelicata.
BEATRICE: Ma se si fosse angelicata la su’ Gemma Donati o quella Pietra là… sa chi voglio dire. Ma scusi, una donna ha anche un’immagine umana, pubblica, e che diritto aveva lui, visto che non c’ero andata nemmeno a letto, ma che dico a letto! Quello, buono lui! Un bacetto, dico, un piedino sotto il tavolo. Che diritto aveva lui, dicevo, di farmi fare quella parte? Ancora adesso non posso andare in giro che mi segnano a dito. «Vedi quella? È lei che ha detto a Dante che… È lei che l’ha portato…». Il diavolo che sia! E Beatrice di qua, Beatrice di là, la donna angelicata, quella che gira per le sfere celesti. «Ma, ma mi faccia vedere, signora, se ha gli occhi divini e le faville d’amore», «Come ha detto quella cosa su Firenze?». E qui e là… Uffa! Ma io che c’entro! Che c’entro! Ah, non è usarmi, farmi passare per una che ti sciorina delle idee sulla Chiesa e l’Impero? Che ancora un po’ e dicono che sono stata io a ‘nventare la Camera dei Fasci e le Corporazioni. Perché il su’ Dante, lei lo sa, non solo era un porco maschio sciovinista, ma era anche un uomo di destra! Uno che se poteva faceva il colpo di Stato domani, e per di più cattivo, maligno, invidioso, vendicativo e meschino! E io, senza sapere niente, senza essere stata interpellata, io a tenergli bordone, perché… perché agli occhi del mondo io sono quella che gli passava le idee! Già, sono la “sua” donna. E questo lei non lo chiama usare, possedere, gestire la mia femminilità! Strumentalizzarmi, proletarizzarmi! E con che diritto? Chi lo aveva autorizzato? A chi ha chiesto il permesso! Mi ha messo in piazza, ha distrutto la mia vita privata. Mio marito arrivava a casa con gli occhi fuori dalla testa perché le male lingue, e si sa… «Cosa c’è stato tra te e quello speziale?», «Ma caro ti giuro che…», «Eppure lui va in giro a dire…». Capito che inferno? Perché gli uomini son fatti così. Passa una che non c’hanno mai parlato insieme e loro lì al bar con gli amici: «Io quella… che donna, ragazzi! Mi ha fatto vedere le stelle… mi sembrava di toccare il cielo con un dito… sentivo cantare gli angeli…». Cacciaballe! Porci! Frustrati! Mammoni! Bambini! Fallocrati!
ECO: Eh, ma lei la mette troppo sul sesso.
BEATRICE: Io?? Lui, la metteva sul sesso! Sì, lo so, platonico, angelicato, sublimato. Beh, guardi, l’è sesso anche quello, anzi peggio! Pornografia, strip-tease letterario, amore con la polaroid!
ECO: Beh, adesso però lei è ingiusta; non mi risulta che Dante andasse in giro a millantare credito. Nei suoi riguardi è sempre stato un gentiluomo. Anzi, mi ricordo, una volta che eravate entrambi in chiesa, per non far capire agli altri che la stava guardando, si è messo a fissare un’altra signora, e ha fatto pensare a tutti che lui si interessasse a quella…
BEATRICE: Bravo! La donna dello schermo! So anche questa. E a lei pare un bel comportamento?
ECO: Beh, veramente…
BEATRICE: Anzitutto le dice che tipo d’omo era: voglio, non voglio, dico, non dico… Gli piacevo? E allora dillo, stupido! Ah, già! Uno che l’è andato a scuola da Brunetto Latini… uh, non mi faccia parlare… Con le donne non ci sa proprio fare. E cosa ti combina? Ti compromette anco un’altra come se non bastasse che già ero sulla bocca di tutti. E infine, io non lo sto mica rimproverando perché gli piacevo… Certo che gli piacevo! Gli ero un fior di ragazza! Io sto dicendo che non mi ha avuto in vita e mi ha gestito come un mascalzone in morte! Siccome non poteva raccontare di aver fatto l’amore carnale con me, ha raccontato a tutti che io facevo l’amore divino con lui! Ma lo capisce che è peggio? Capisce che se lui mi fermava tra il lusco e il brusco per toccarmi il sederino era niente, che se lui andava a raccontare a que’ fannulloni dei suoi amici – Guido, Lapo, non so chi – che era venuto con me, la cosa la poteva ancora passare! Ma lui è andato a raccontare che io ho trascorso il resto della mi’ vita, anche dopo morta, ad occuparmi di lui e della su’ Firenze, della su’ salvezza, e dell’animaccia sua, che il diavolo se lo porti dove lui sa bene!! Peggio che se m’avesse sposato! So’ diventata una schiava, a sua disposizione… “Beatrice, appari in sogno” – “Pronti!”, “Beatrice, portami al Primo Mobile” – “Eccomi signor padrone!”, “Beatrice, dimmi cosa devono fare il papa e l’imperatore”, “Beatrice, fammi la Teologia” – “Signorsì”… E patatì, e patatà, giù bischerate, tanto la firma la Beatrice. Ché almeno una moglie, che so, una concubina, una schiava, può sempre ribellarsi, e dire “Toh, che non ti fo più da pranzo.. Toh, che stanotte me ne dormo per conto mio.. Vatti a togliere adesso con la signora dello schermo…”. E invece io no, io potevo far nulla, tanto era lui che faceva e disfaceva… Ha disposto di me come d’un giocattolo. Balocchi, profumi, e addio mia bella signora… Ma… ma si rende conto? Che tra tutte queste povere donne sfruttate che lei può trovare in diecimila anni di storia, io sono stata la più sfruttata di tutte, senza possibilità di ribellione! E nessuno ha mica protestato, nessuno ha mica detto “Povera donna Bice, ma tu che ne pensi di tutto questo?”. E no, Beatrice l’era quella di Dante, mica l’era quella di Beatrice!
ECO: La verità è che…
BEATRICE: La verità l’è che a lui di Bice non gliene importava proprio punto… L’era un pretesto per fare su’ giochini, stilnovisti, la su’ filosofia in rima, le su’ canzoncine da quattro soldi! Io ero del materiale per lui, come per un altro il tramonto o l’uccellino! E a pensarci bene, lui c’ha fatto anche comodo che so’ morta, ché da viva mica mi avrebbe potuto usare com’ha fatto, eh? Oddio, che m’abbia lanciato un maleficio?!
ECO: Via, adesso non esageriamo…
BEATRICE: Ma… sa, era un tipino pericoloso l’Alighieri… Se gli pestavano un piede rispondeva a suon di forconi e diavoletti nel fondo della schiena, sa? Quello innamorato? La mi creda… “Amore e ‘l cor gentil sono una cosa”… E un tipo col cuore così pieno di fiele non poteva amare nessuna… E poi guardi, lo so…
ECO: Cosa?
BEATRICE: Chi mi ha lanciato un maleficio! Che mi ha menato gramo! Che voleva che morissi per i traffici suoi.. Me l’han detto dopo il funerale del mi’ babbo… Che lui andava in giro dicendo: “Di necessitate convene che la gentilissima Beatrice alcuna volta si muoia”. E non è un maleficio, questo?!
ECO: Ma lui diceva per dire, per… per timore, per…
BEATRICE: E lui diceva per dire e io morivo per morire! Grulla! E dopo che so’ morta l’ipocrita piangeva, per farsi compatire dalle altre, piangeva e alzava gli occhi per vedere se le altre si commuovevano… E quando una civetta s’è messa a fissarlo con compassione, quello subito dietro alla civetta! E tornava tutti i giorni nello stesso posto per vedere se la c’era, e le ha scritto persino una poesia, sissignore anche a lei, come a madonna Pietra… Trastullone, farfallone, vagheggino! Ecco cos’era il su’ poeta! Il DIVINO poeta! Ma mi faccia il piacere!!
ECO: Insomma… Adesso lei è amareggiata, signora, e forse c’ha anche ragione.. Devo dire che non avevo mai considerato la storia dal suo punto di vista… Ma… il destino è stato avverso sia a lei che a lui, diciamolo… E forse se lui si fosse fatto coraggio, se lei fosse stata più gentile, vi sareste capiti meglio, lei avrebbe cominciato anche ad apprezzarlo… Era un caratteraccio, sì… non era bello, lo so… Ma.. era un tipo, ecco! E poi, vuol mettere? Intelligente, con una carriera politica davanti, chissà che se vi foste spostati non avrebbe poi fatto tanto il testone, la sua vita sarebbe stata anche diversa… le avrebbe offerto una posizione, una bella casa, un giro di buone conoscenze, l’avrebbe portata nei suoi viaggi, alle feste, ai banchetti…
BEATRICE: Lui? LUI?! Ma allora lei non l’ha mica capito, sa? Non ha presente i su’ discorsi con quel fannullone di su’ nonno, il Cacciaguida, su come gli sarebbe piaciuta la su’ Firenze… “sobria”, “pudica”, con le donne senza gioielli né collane né braccialetti né cappellini né stivaletti, con Bellincion Berti vestito “di cuoio e d’osso” e sua moglie con la faccia acqua e sapone… Tutti vestiti di pelli, con le donne in casa a filare e a tessere… Perché il bello è che l’idea di una città modello gli veniva sempre pensando alle donne che stavano in casa! E una alla culla, l’altra all’arcolaio, l’altra a contar fole a’ bambini… E soprattutto, guardi il bigotto, le case mai “di famiglia vòte”… Tanti e poi tanti bambini.. ché intanto li fa la mamma, e niente “Sardanapalo, a mostrar ciò che ‘n camera si puote”, vale a dire un minimo di divertimento, di giocherelli… Che poi l’è il principio della maternità libera e responsabile… Ha capito la vita che mi avrebbe fatto fare il suo speziale? Altro che festa! E allora guardi, l’è stato meglio finire da questa parte… che per fortuna non l’è proprio come l’ha descritta lui.. E’ un po’ noiosa, certo, al sesso non ci si pensa più, ma mi sento più libera, indipendente… Mi occupo un pochino delle cose delle mi’ compagne, stiamo organizzando il fronte di liberazione dei puri spiriti femminili, ho ritrovato una ragion di vivere… ovvia, almeno so chi sono! E se per caso ‘quello’ forse un giorno ci viene davvero, sarà un bel divertimento.. perché io, la Francesca, la Matelda e qualcun’altra gli abbiamo preparato un bello scherzetto…
ECO: Cosa, cosa?
BEATRICE: Eeeh, gli facciamo uno di quei servizietti che non è venuto in mente manco a lui nel suo inferno…. E sarà solo l’inizio… perché la crociata contro il Maschio l’è appena cominciata! Vita nova! Vita nova!!

Edoardo Sanguineti intervista Francesca da Rimini (voce di Laura Betti). Regia di A Camilleri.

da AA. VV., Nuove interviste impossibili, Milano, Bompiani, 1976, pp. 70-76

SANGUINETI: Pronto? Pronto? Non si sente un accidente.
FRANCESCA: Pronto?
SANGUINETI: Pronto, chi parla?
FRANCESCA: Ma chi cerca, lei, scusi?
SANGUINETI; Parlo con il secondo cerchio?
FRANCESCA: Pronto? Non capisco bene. Mi ripeta, per favore.
SANGUINETI!: Dicevo: parlo con il seconda cerchio?
FRANCESCA: Sì sì, il secondo. Questa linea è sempre così disturbata. Ci deve essere un contatto, credo.
SANGUINETI: Grazie. Senta, io vorrei parlare con il signor Paolo Malatesta.
FRANCESCA: In questo momento è impegnato, e non può venire. Se vuole lasciarmi detto. SANGUINETI: Veramente, volevo parlare personalmente con lui. Ma lei, scusi, chi è?
FRANCESCA: Sono Francesca.
SANGUINETI?: Francesca come?
FRANCESCA: Francesca da Polenta.
SANGUINETI: Che sarebbe Francesca da Rimini, no?
FRANCESCA: Sì, sposata Rimini, ma nata Polenta.
SANGUINETI: Ah, è fantastico. Credevo fosse la centralinista, lì del cerchio.
FRANCESCA: Facciamo a turno, qui.
SANGUINETI: Come?
FRANCESCA: Facciamo a turno.
SANGUINEI!: Non la sento più. C’è un rumore d’inferno.
FRANCESCA: Per forza. Ah, bene, per fortuna! Be’, senta, prima che ci salti la linea, o che mi voli via la cabina, che cosa devo dirgli, al Paolo?
SANGUINETI: Volevo fargli un paio di domande, soltanto. Però, se lei permette, posso farle anche a lei, in fondo.
FRANCESCA: Dica pure, mi dica.

PROSEGUE SU Youtube: PARTE PRIMA – PARTE SECONDA.

 Giuseppe de Rita intervista DanteCLICCA QUI.

Andrea Camilleri intervista Federico II di Svevia. CLICCA QUI.

La fonte:

Alberto Arbasino Puccini
Maria Bellonci Lucrezia Borgia
Andrea Camilleri Federico II di Svevia
Fabio Carpi FlaubertIppocrate
Carlo Castellaneta Robespierre
Guido Ceronetti Jack lo squartatore
Oreste del Buono Dostoevskij
Umberto Eco Pietro Micca
Gaio Fratini Silvio Pellico
Raffaele La Capria Tacito
Luigi Malerba EliogabaloEpicuro
Paolo Portoghesi BorrominiBernini
Raul Radice Francesco Giuseppe
Nelo Risi CarducciSofia Tolstoj
Aldo Rosselli D.H. Lawrence
Edoardo Sanguineti Francesca da Rimini
Luigi Santucci Cleopatra
Vittorio Sermonti Giulio Cesare
Umberto Simonetta Wilhelm Tell
Maria Luisa Spaziani Caterina di Russia
Luigi Squarzina Linda Murri

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