Le Rime petrose

Bruegel10a

Io son venuto al punto de la rota

1         Io son venuto al punto de la rota
2      che l’orizzonte, quando il sol si corca,
3      ci partorisce il geminato cielo,
4      e la stella d’amor ci sta remota
5      per lo raggio lucente che la ’nforca
6      sì di traverso che le si fa velo;
7      e quel pianeta che conforta il gelo
8      si mostra tutto a noi per lo grand’arco
9      nel qual ciascun di sette fa poca ombra:
10     e però non disgombra
11     un sol penser d’amore, ond’io son carco,
12     la mente mia, ch’è più dura che petra
13     in tener forte imagine di petra.

14     Levasi de la rena d’Etiopia
15     lo vento peregrin che l’aere turba,
16     per la spera del sol ch’ora la scalda;
17     e passa il mare, onde conduce copia
18     di nebbia tal, che, s’altro non la sturba,
19     questo emisperio chiude tutto e salda;
20     e poi si solve, e cade in bianca falda
21     di fredda neve ed in noiosa pioggia,
22     onde l’aere s’attrista tutto e piagne:
23     e Amor, che sue ragne
24     ritira in alto pel vento che poggia,
25     non m’abbandona, sì è bella donna
26     questa crudel che m’è data per donna.

27     Fuggito è ogne augel che l’ caldo segue
28     del paese d’Europa, che non perde
29     le sette stelle gelide unquemai;
30     e li altri han posto a le lor voci triegue
31     per non sonarle infino al tempo verde,
32     se ciò non fosse per cagion di guai;
33     e tutti li animali che son gai
34     di lor natura, son d’amor disciolti,
35     però che ’l freddo lor spirito ammorta:
36     e ’l mio più d’amor porta;
37     ché li dolzi pensier non mi son tolti
38     né mi son dati per volta di tempo,
39     ma donna li mi dà c’ha picciol tempo.

40     Passato hanno lor termine le fronde
41     che trasse fuor la vertù d’Ariete
42     per adornare il mondo, e morta è l’erba;
43     ramo di foglia verde a noi s’asconde
44     se non se in lauro, in pino o in abete
45     o in alcun che sua verdura serba;
46     e tanto è la stagion forte ed acerba,
47     c’ha morti li fioretti per le piagge,
48     li quai non poten tollerar la brina:
49     e la crudele spina
50     però Amor di cor non la mi tragge;
51     per ch’io son fermo di portarla sempre
52     ch’io sarò in vita, s’io vivesse sempre.

53     Versan le vene le fummifere acque
54     per li vapor’ che la terra ha nel ventre,
55     che d’abisso li tira suso in alto;
56     onde cammino al bel giorno mi piacque
57     che ora è fatto rivo, e sarà mentre
58     che durerà del verno il grande assalto;
59     la terra fa un suol che par di smalto,
60     e l’acqua morta si converte in vetro
61     per la freddura che di fuor la serra:
62     e io de la mia guerra
63     non son però tornato un passo a retro,
64     né vo’ tornar; ché se ’l martiro è dolce,
65     la morte de’ passare ogni altro dolce.

66     Canzon, or che sarà di me ne l’altro
67     dolce tempo novello, quando piove
68     amore in terra da tutti li cieli,
69     quando per questi geli
70     amore è solo in me, e non altrove?
71     Saranne quello ch’è d’un uom di marmo,
72     se in pargoletta fia per core un marmo.

Al poco giorno e al gran cerchio d’ombra

1      Al poco giorno e al gran cerchio d’ombra
2      son giunto, lasso, ed al bianchir de’ colli,
3      quando si perde lo color ne l’erba:
4      e ’l mio disio però non cangia il verde,
5      sì è barbato ne la dura petra
6      che parla e sente come fosse donna.

7      Similemente questa nova donna
8      si sta gelata come neve a l’ombra:
9      ché non la move, se non come petra,
10     il dolce tempo che riscalda i colli
11     e che li fa tornar di bianco in verde
12     perché li copre di fioretti e d’erba.

13     Quand’ella ha in testa una ghirlanda d’erba,
14     trae de la mente nostra ogn’altra donna:
15     perché si mischia il crespo giallo e ’l verde
16     si bel, ch’Amor lì viene a stare a l’ombra,
17     che m’ha serrato intra piccioli colli
18     più forte assai che la calcina petra.

19     La sua bellezza ha più vertù che petra,
20     e ’l colpo suo non può sanar per erba.
21     ch’io son fuggito per piani e per colli,
22     per potere scampar da cotal donna;
23     e dal suo lume non mi può far ombra
24     poggio né muro mai né fronda verde.

25     Io l’ho veduta già vestita a verde,
26     sì fatta ch’ella avrebbe messo in petra
27     l’amor ch’io porto pur a la sua ombra:
28     ond’io l’ho chesta in un bel prato d’erba
29     innamorata com’anco fu donna,
30     e chiuso intorno d’altissimi colli.

31     Ma ben ritorneranno i fiumi a’ colli,
32     prima che questo legno molle e verde
33     s’infiammi, come suol far bella donna,
34     di me; che mi torrei dormire in petra
35     tutto il mio tempo e gir pascendo l’erba,
36     sol per veder do’ suoi panni fanno ombra.

37     Quantunque i colli fanno più nera ombra,
38     sotto un bel verde la giovane donna
39     la fa sparer, com’uom petra sott’erba.

La sestina da Dante al Novecento: approfondimento.

Amor tu vedi ben…

Amor, tu vedi ben che questa donna
2      la tua vertù non cura in alcun tempo,
3      che suol de l’altre belle farsi donna;
4      e poi s’accorse ch’ell’era mia donna
5      per lo tuo raggio ch’al volto mi luce,
6      d’ogni crudelità si fece donna;
7      sì che non par ch’ell’abbia cor di donna,
8      ma di qual fiera l’ha d’amor più freddo:
9      ché per lo tempo caldo e per lo freddo
10     mi fa sembiante pur come una donna
11     che fosse fatta d’una bella petra
12     per man di quei che me’ intagliasse in petra.

13     Ed io, che son costante più che petra
14     in ubidirti per bieltà di donna,
15     porto nascoso il colpo de la petra,
16     con la qual tu mi desti come a petra,
17     che t’avesse innoiato lungo tempo,
18     tal che m’andò al core ov’io son petra.
19     E mai non si scoperse alcuna petra
20     o da splendor di sole o da sua luce,
21     che tanta avesse né vertù né luce
22     che mi potesse atar da questa petra,
23     sì ch’ella non mi meni col suo freddo
24     colà dov’io sarò di morte freddo.

25     Segnor, tu sai che per algente freddo
26     l’acqua diventa cristallina petra
27     là sotto tramontana ov’è il gran freddo,
28     e l’aere sempre in elemento freddo
29     vi si converte, sì che l’acqua è donna
30     in quella parte per cagion del freddo:
31     così dinanzi dal sembiante freddo
32     mi ghiaccia sopra il sangue d’ogne tempo
33     e quel pensiero che m’accorcia il tempo
34     mi si converte tutto in corpo freddo,
35     che m’esce poi per mezzo de la luce
36     là ond’entrò la dispietata luce.

37     In lei s’accoglie d’ogni bieltà luce:
38     così di tutta crudeltate il freddo
39     le corre al core, ove non va tua luce:
40     per che ne li occhi sì bella mi luce
41     quando la miro, ch’io la veggio in petra,
42     e po’ in ogni altro ov’io volga mia luce.
43     Da li occhi suoi mi ven la dolce luce
44     che mi fa non caler d’ogn’altra donna:
45     così foss’ella più pietosa donna
46     ver me, che chiamo di notte e di luce,
47     solo per lei servire, e luogo e tempo.
48     Né per altro disio viver gran tempo.

49     Però, Vertù che se’ prima che tempo,
50     prima che moto o che sensibil luce,
51     increscati di me, c’ho sì mal tempo;
52     entrale in core omai, ché ben n’è tempo,
53     sì che per te se n’esca fuor lo freddo
54     che non mi lascia aver, com’altri, tempo:
55     ché se mi giunge lo tuo forte tempo
56     in tale stato, questa gentil petra
57     mi vedrà coricare in poca petra,
58     per non levarmi se non dopo il tempo,
59     quando vedrò se mai fu bella donna
60     nel mondo come questa acerba donna.

61     Canzone, io porto ne la mente donna
62     tal che, con tutto ch’ella mi sia petra,
63     mi dà baldanza, ond’ogni uom mi par freddo:
64     sì ch’io ardisco a far per questo freddo
65     la novità che per tua forma luce,
66     che non fu mai pensata in alcun tempo.

Così nel mio parlar voglio esser aspro: il commento di PubblicaScuola.

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